Non cerco la vetta più alta. Cerco quella dove non trovo la folla — perché in mezzo alla massa l'esperienza non è la stessa.
Preferisco un duemila metri sconosciuto a un tremila fotografato da centomila persone. La quota non è il punto. Il punto è arrivarci da soli, o con un amico.
Non racconto rifugi affollati, funivie, sentieri attrezzati per chi non vuole più camminare. Non perché non esistano — perché non mi interessano.
La montagna che amo si sta ritirando, non fisicamente ma nel modo in cui viene vissuta: sempre più servizio, sempre meno rapporto. Sempre più posti scelti perché già visti altrove, sempre meno silenzio quando ci si arriva.
Fuori traccia, per me, non significa fuori sentiero in senso assoluto. Significa fare quello che quasi nessun altro fa, per il gusto di farlo — non per essere il primo, ma per essere solo.
Le montagne non sono palestre a cielo aperto, dove il rischio si cerca apposta e il tempo si misura col cronometro. Sono cattedrali, da vivere con rispetto e ammirazione, in silenzio.
Quello che pubblico qui nasce da questo: montagne frequentate abbastanza da saperle leggere, non solo attraversare.